Allergie Alimentari

Allergie Alimentari

Le allergie alimentari sono delle reazioni non tossiche (legate cioè alla suscettibilità individuale verso determinati alimenti e non causate dalla presenza di tossine nell’alimento) mediate dal sistema immunitario. Possono essere allergie IgE mediate (determinano il coinvolgimento della classe di anticorpi costituita dalle immunoglobuline E) oppure non-IgE mediate. In entrambe la risposta  clinica si basa su una reazione immunologica anomale, ma mentre la patogenesi delle prime è ben conosciuta, le reazioni non-IgE mediate coinvolgono meccanismi umorali o cellulari non ben delineati.
A differenza delle intolleranze alimentari, i sintomi delle allergie alimentari si manifestano all’assunzione anche di piccole quantità dell’alimento scatenante.

Patogenesi
Le allergie alimentari sono fenomeni piuttosto complessi suddivisibili essenzialmente in due fasi:

  1. Sensibilizzazione: stimolazione della produzione di IgE; le IgE prodotte vanno a legarsi ad un recettore specifico presente sulla superficie dei mastociti
  2. Riconoscimento Antigene-Anticorpo e Degranulazione dei Mastociti: reazione clinica vera e propria che si verificherà quando il soggetto riconsumerà l’alimento verso cui si era sensibilizzato.

Il processo d’azione delle allergie alimentari, spiegato sinteticamente, è questo: gli allergeni degli alimenti (proteine) entrano nell’organismo e vengono catturati dai macrofagi come sostanze estranee da combattere. La cattura dell’allergene da parte del macrofago provoca l’attivazione dei linfociti B i quali iniziano a produrre anticorpi (le immunoglobuline E o IgE) contro quello specifico allergene. Le immunoglobuline E specifiche contro l’allergene ingerito si attaccano a un’altra cellula del sistema immunitario, il mastocita. Quando la persona entra nuovamente in contatto con il cibo contenente l’allergene, questo si unisce subito con le IgE attaccate al mastocita. Il mastocita viene attivato dalla presenza degli allergeni legati alle IgE e inizia a produrre istamina, una sostanza che determina reazione allergica.

Ereditarietà
Il rischio teorico di sviluppare allergie alimentari interessa tutta la popolazione anche se i soggetti atopici (con predisposizione ereditaria alle malattie allergiche) sono i più frequentemente colpiti.

La componente ereditaria è senza dubbio importante nello sviluppo di malattie allergiche. Spesso chi soffre di allergie ha uno o entrambi i genitori o altri parenti stretti affetti dalla stessa patologia. La probabilità di sviluppare allergie aumenta se entrambi i genitori sono allergici, anche se la sintomatologia che interessa i figli non sempre coincide con quella presente nei genitori. Secondo uno studio recente condotto in USA i primogeniti sono più esposti alle allergie rispetto ai fratelli minori.

Cause del generale aumento delle allergie
La componente ereditaria non è in grado, da sola, di giustificare la tendenza alla crescita delle allergie alimentari.
Tra le ipotesi più accreditate vi sono:

  • Igienista: il sistema immunitario dei soggetti appartenenti alle aree geografiche più ricche del pianeta non sarebbe opportunamente utilizzato per un insieme di motivi legati alle migliorate condizioni igieniche generali, allo sviluppo della farmacologia, al fenomento dell’inurbamento e all’aumento del consumo di alimenti conservati e sterilizzati
  • Influenza dei fattori ambientali: l’aria che respiriamo, inquinata dallo smog e dal fumo di sigaretta, è di scarsa qualità; ossidi di azoto, ozono, polveri sottili provocano infiammazione delle vie aeree e facilitano la sensibilizzazione
  • Stato di infiammazione subclinica persistente: quasi tutti i sintomi caratteristici delle varie patologie allergiche sarebbero espressione del superamento di una certa “soglia di tolleranza” (la cui entità è legata alle capacità di adattamento all’ambiente esterno che ogni singolo individuo possiede) che porta ad una destabilizzazione del sistema immunitario

Distinzione allergeni alimentari
Alcuni allergeni sono più stabili perché resistono alla cottura (come per esempio la beta-lattoglobulina del latte, l’ovoalbumina del bianco d’uovo) mentre altri allergeni (come quelli del merluzzo e delle arachidi) sono invece labili.

Gli allergeni alimentari vengono distinti in:

  • Allergeni alimentari completi: agenti in grado di indurre una sensibilizzazione IgE mediate, di legarsi alle IgE specifiche e di dar luogo a vere e proprie reazioni IgE-mediate (parvalbumina del pesce e l’ovoalbumina dell’uovo)
  • Non sensitizing elicitors: agenti in grado di legarsi mediante un fenomeno di cross-reattività a IgE specifiche preformate e di reagire

Sintomatologia
Sintomi delle allergie alimentari possono essere: prurito, eruzioni cutanee, disturbi gastrointestinali, difficoltà di respirazione.
L’anafilassi è una grave reazione allergica a rapida comparsa e che può causare la morte.

La sintomatologia si scatena entro pochi minuti dall’assunzione di un determinato alimento o gruppo di alimenti (da 2-3 minuti a 30-120 minuti) e mette in azione il sistema immunitario.

Diagnosi
Per diagnosticare le allergie alimentari, i metodi più comunemente utilizzati sono i test cutanei (skin prick test) e la ricerca degli anticorpi specifici di classe IgE nel sangue mediante prove immunochimiche (RAST, ELISA, CAP, FEIA).

Trattamento
L’individuazione e la conseguente esclusione dell’alimento o degli alimenti responsabili dalla propria dieta rappresenta l’unico trattamento efficace (e obbligatorio) per la prevenzione e la cura delle allergie alimentari.

È da tenere presente che nei soggetti allergici si possono verificare nel tempo sia la comparsa della tolleranza sia lo scatenamento di nuove sensibilizzazioni.

Il tipo di intervento farmacologico varia in relazione alla sintomatologia:

  • Antistaminici: usati in caso di sindrome allergica orale o oricaria/angioedema non grave, in quanto bloccano l’azione dell’istamina e la comparsa della sintomatologia
  • Corticosteroidi: hanno azione antinfiammatoria e inibente il sistema immunitario, ma hanno importanti effetti collaterali
  • Cromoni: impiegati nel trattamento di allergie respiratorie in quanto stabilizzano la membrana dei mastociti e preveniscono la liberazione di istamina
  • Adrenalina: in caso di shock anafilattico, che può mettere in pericolo la vita del soggetto colpito

 

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